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Marcella Croce: a Ficuzza fra i profumi di natura e storia

Ficuzza: la ferrovia dismessa e il Centro Recupero Animali Selvatici
Testi di Marcella Croce (www.marcellacroce.com), Foto ©WWF Sicilia Nord Occidentale

Le prime tenerissime foglioline verdi sono già apparse sulle roverelle, i ciclamini pressano per fiorire e il cinguettio degli uccelli ci accompagna incessante mentre ci addentriamo nello splendido bosco ricco anche di lecci e sugheri: se le prime sono querce caducifoglie, queste sono invece sempreverdi, tutti alberi autoctoni siciliani. Oggi, con i suoi 7.000 ettari, la Riserva Naturale di Ficuzza è uno dei polmoni verdi della Sicilia occidentale. Ma c’è anche chi non guarda le foglioline né ascolta gli uccelli: uscendo dalla piazza del borgo, abbiamo dato le spalle anche a una dozzina di rumorosissimi motociclisti in perfetta tenuta sportiva che sicuramente preferiscono continuare a dare gas alle loro marmitte, cercando di disturbare il più possibile, piuttosto che passeggiare fra i boschi.

Duemila anni fa Plinio il Vecchio scriveva che si poteva partire da Palermo e raggiungere Siracusa senza mai lasciare i boschi. La Sicilia era coperta da querce, aceri, conifere e solcata da fiumi navigabili. Oggi è difficilissimo da immaginare, ma quando ci si reca in uno dei boschi ancora esistenti della regione ci viene restituito l’aspetto originario della nostra terra.

Nel 1798 il re Borbone Ferdinando IV, scappato da Napoli a causa di Napoleone, si rifugiò a Palermo. Qualche anno dopo fece costruire a pochi chilometri dalla città la Real Casina di Caccia, una splendida dimora progettata da Venanzio Marvuglia, immersa nel bosco, e attorno alla quale si è sviluppato il piccolo suggestivo borgo di Ficuzza.

Nel bosco il re amava andare a caccia, e si possono ancora osservare i recinti in pietra dove sembra che sin dai tempi di Federico II venisse allevata la selvaggina, alcuni pilieri con la scritta RC (Real Casato) e il cosiddetto Pulpito del Re: le malelingue dicono che su questo rialzo naturale il re Borbone salisse i gradini appositamente scavati nella roccia e attendesse che i suoi servitori gli facessero passare davanti la selvaggina per dargli la possibilità di “cacciare”.

Durante le tante passeggiate possibili, si possono ammirare molte piante e fiori come viole, rose, ciclamini, edere e caprifogli e, se si è fortunati, si possono persino incontrare anche alcuni abitanti del bosco come il falco, il gufo, la lepre, la volpe e il riccio.

Tra le più vaste riserve del sud Italia, il Bosco della Ficuzza rappresenta un vero tesoro di biodiversità per la varietà di ecosistemi e per gli interessanti ambienti in essa riscontrabili. I boschi albergano anche ruscelli e rarissimi ambienti umidi ricchi di flora e fauna, i cosiddetti “gorghi” (Gorgo Tondo, Lungo e del Drago), espressioni relitte di laghetti naturali. Tutto ciò è immerso in un meraviglioso contesto paesaggistico a cui fa da cornice il possente massiccio carbonatico della Rocca Busambra (1613 m), la più alta cima isolata della Sicilia occidentale, che ospita molte specie botaniche endemiche e anche volatili molto interessanti come l’aquila reale, la coturnice ed una consistente colonia di falchi grillai. Nel bosco vivono ancora alcuni esemplari di gatto selvatico e di martora, proprio a Ficuzza nel 1935 è stato ucciso l’ultimo lupo siciliano. Tra i rettili sono presenti il ramarro, che in primavera si veste di colori particolarmente sgargianti, il biacco e la vipera. Tra gli anfibi c’è il rospo comune, purtroppo vittima in gran numero degli automobilisti in transito presso il lago Scanzano.

Vero gioiello nascosto di Ficuzza è l’antica ferrovia che da Palermo-Sant’Erasmo portava a Burgio con 112 km. di binari a scartamento ridotto e una lunga serie di fermate. Dopo la dismissione della ferrovia nel 1959 molte tratte sono state trasformate in strade asfaltate o inserite nel tessuto urbano dei rispettivi paesi. Le ex-stazioni sono in parte fatiscenti e abbandonate e in parte abitate (Misilmeri) o convertite ad altro uso (Ficuzza, Corleone, Campofiorito, Bisacquino, Burgio). Il tratto da Villafrati a Campofiorito è integro e interamente ciclabile, e include quello tra Godrano a Ficuzza, che per circa 6 Km attraversa la meravigliosa foresta intatta. Come tutte le ferrovie il dislivello è trascurabile, ed è quindi adatta ad essere percorsa, oltre che con la bicicletta, con bambini e persone con limitata mobilità. Più di 20 anni fa fu effettuato, a cura di Mimmo Lombardo dell’Azienda Provinciale per il Turismo, un ottimo e dettagliato studio per la trasformazione in piste ciclabili di tutte le ferrovie dismesse della provincia di Palermo. Un piano che è stato realizzato solo in parte.

Con la morte del re, nel 1825, la Real Casina è stata abbandonata e per il bosco è iniziato un lungo periodo di sfruttamento e degrado. Nel 1948 è diventato proprietà dell’Azienda Foreste Demaniali della Regione Sicilia, che nel 1996 ha creato il Centro Recupero Fauna Selvatica, che è unico in Sicilia ed è gestito dalla Lipu (Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli).

Il Centro è attrezzato con un ambulatorio per la visita medica di animali feriti da arma da fuoco o rimasti impigliati in tralicci o pale eoliche, una sala chirurgica e una nursery, dove vengono accolti e allevati i numerosi pulcini abbandonati che giungono a centinaia soprattutto in primavera. Sono state poi realizzate una serie di voliere di vari tipi, in relazione al loro utilizzo: per la riabilitazione e la quarantena, per l’ambientamento prima del rilascio, per la ricerca e la didattica. Gli animali, soprattutto uccelli, che giungono da tutta la Sicilia, vengono immediatamente visitati da esperti veterinari che, sulla base delle patologie riscontrate, stabiliscono il tipo di cure da effettuare. Dopo il necessario periodo di riabilitazione, gli uccelli vengono rimessi in libertà; qualche anno fa abbiamo assistito a una di queste “cerimonie” di rilascio, ed è stata una cosa molto coinvolgente, specialmente per i più piccoli. Purtroppo però nel Centro di Recupero c’è anche una zona destinata agli “incurabili” che non potranno mai più volare. Al momento in questa sezione c’è anche una magnifica Aquila che di Reale ha solo il cartellino appeso alla sua gabbia, dal momento che una delle sue ali penzola tristemente sulla sua zampa.

Il Centro è aperto tutto l’anno e su prenotazione è possibile usufruire di visite guidate, soprattutto per classi scolastiche e gruppi. Per prenotazioni è possibile contattare il responsabile Giovanni Giardina (cell. 339 2567961) che da dodici anni si prende cura del Centro con la moglie Annemarie Waldhart.

Per maggiori informazioni sul Centro:
http://www.lipu.it/centro-recupero-fauna-bosco-di-ficuzza-pa 
per gentile concessione del Giornale di Sicilia dove l’articolo è stato pubblicato l’11-03-21