Incendi: la nota del WWF Sicilia

PROPOSTE DEL WWF PER CONTRASTARE DEGLI INCENDI IN SICILIA


Palermo 14 Maggio 2020

Abbiamo vissuto tutti, in questi terribili giorni di pandemia covid, i disagi del lockdown e stiamo vivendo anche quelli della ripresa, con l’angoscia che il virus possa ritornare e con l’angoscia, per molti, della perdita del posto di lavoro ed un’economia in forte difficoltà.

Una delle speranze, durante il fermo delle attività, era stata quella di ripartire in modo differente, ripartire soprattutto, a fronte di quello che la natura ci aveva fatto vedere con il suo risorgere quasi miracoloso, con un approccio nei confronti dell’ambiente più rispettoso ed intelligente.

NON E’ COSI’ !!! almeno, non è così con il problema degli incendi boschivi che hanno ripreso con una virulenza maggiore !!!

Com’è noto il sistema boschivo è già di per se un sistema vulnerabile alle aggressioni esterne in quanto è esteso sul territorio, ha lunghi confini di fatto difficilmente difendibili e controllabili e la materia prima che lo compone è ad elevato rischio di infiammabilità, il clima caldo e siccitoso la rendono ancora più esposta all’immediata combustione (ma non autocombustione).

La vulnerabilità oggettiva diventa ancora più elevata se il sistema boschivo insiste su un territorio ostile, con scarsa organizzazione, con un alto grado di illegalità diffusa, con la totale o quasi mancanza di conoscenza e consapevolezza di questa vulnerabilità. Questa condizione culturale porta a compiere azioni insensate e superficiali come la bruciatura delle stoppie o l’accensione di fuochi in zone ad alto rischio.

Ancor più, a minacciare i boschi, ci sono senza dubbio interessi e convenienze che vedono negli incendi comunque un tornaconto, immediato attraverso il riutilizzo del territorio per il pascolo fresco o per la caccia facilitata da un terreno “pulito” (e desertificato), meno immediato ma più subdolo perché alimenta la speranza di potere alla lunga riutilizzare i terreni ex boschivi attraverso cambi di destinazione d’uso.

Esiste anche il fenomeno dei piromani e qualche caso sarà imputabile anche a loro, ma la puntualità perfettamente in fase con gli eventi atmosferici avversi, la contemporaneità degli incendi e la scelta oculata dei luoghi fanno più pensare ad un’organizzazione, ad una “professionalità” criminale.

Il modo quindi con il quale avvengono  gli incendi fa apparire molto improbabile che si tratti solo di azioni di folli mentre è più credibile la tesi che si tratti di menti non folli ma dotate di lucida consapevolezza e razionalità.

Siamo in presenza quindi di una miscela micidiale di insensibilità, stupidità, superficialità, cupidigia e loschi interessi e alla fine anche di frustrazioni psichiche da parte di menti malate.

E’ quasi inutile ripetere quanto i boschi e il terreno vegetato siano importanti per il pianeta, per la mitigazione dei cambiamenti climatici, per l’erosione dei suoli, per la conservazione della biodiversità sia vegetale che animale.

Molte specie animali durante gli incendi non sono in grado di fuggire (peraltro si è in pieno periodo di riproduzione con i piccoli non indipendenti), viene azzerata la catena trofica, banalizzata la diversità biologica e così via.

In più, come la pandemia covid insegna, i boschi rappresentano una necessità indispensabile per il benessere, la qualità e la sicurezza della vita umana.

Fatta questa debita premessa, il WWF necessita di evidenziare che,  nonostante il profuso impegno degli organismi addetti alle attività di spegnimento, si è molto lontani da un’efficace rete che permetta quantomeno di affrontare e fronteggiare adeguatamente la lotta agli incendi e pertanto nel ribadire l’importanza di garantire la presenza sul territorio da parte delle Istituzioni,  per la sua gestione e il suo controllo, anzi ancora una volta si deve prendere atto che questa rete antincendio, già strutturalmente carente e bisognosa di drastici provvedimenti migliorativi ancora, nel mese di maggio, non è operativa e pertanto per gestire gli incendi intervengono la protezione civile, i vigili del fuoco e i canadair, che operativi lo sono già !

Eppure da anni, da sempre, nel mese di maggio arrivano potenti sciroccate che puntualmente e con tragica professionalità vengono sfruttate dai nemici mortali dei boschi.

 

CHIEDIAMO alla Regione Siciliana cosa intenda fare per prevenire, gestire e intervenire in una situazione così banalmente prevedibile e così tragicamente trascurata.

Nell’immediato, riteniamo che sia indispensabile e urgente attivare subito la macchina antincendi con i dovuti atti amministrativi ed operativi !!

 Occorre inoltre che vengano messe in atto una serie di azioni sia a lungo e medio termine che possano, se non eliminare, quantomeno ridurre il fenomeno e superare quel senso di impotenza e frustrazione che coglie la cittadinanza quando assiste attonita a questa tragedia puntualmente annuale.

LE NOSTRE PROPOSTE

I punti focali a nostro parere riguardano il piano della prevenzione, quello della repressione attraverso la ricerca degli autori degli atti criminale ma soprattutto quello della gestione successiva  dei terreni una volta bruciati.

  1. Provvedimenti strutturali a lungo termine:
  • Incrementare il parco mezzi e uomini della struttura antincendio regionale
  • Incrementare il parco mezzi e uomini della struttura dedicata alla manutenzione delle aree boschive
  • Mantenere il flusso dei finanziamenti dedicati alle strutture di cui sopra costante, sicuro e sincronizzato con le esigenze operative, non si può tenere ogni anno col fiato sospeso tutta la struttura per i necessari finanziamenti con grave ripercussioni sulla serenità degli addetti e non si possono aprire i capitoli di spesa, per esempio per la fasce tagliafuoco, a stagione inoltrata ecc..
  • Procedere con la ristrutturazione di tutto il comparto e soprattutto introdurre elementi di efficienza operativa che portino alla motivazione degli addetti ma anche ad interventi rigorosi contro inefficienze, lassismo e anche eventuali casi di corruzione.

 

  1. Provvedimenti di prevenzione a breve termine di natura gestionale/amministrativa:

 

  • maggiore presenza sul territorio con il recupero di tutto il personale esistente possibile, attingendo anche da altri bacini di risorse umane disponibili e inutilizzati 
  • Capillare e funzionale diffusione dei contenuti delle ordinanze in materia di incendi e repressione delle violazioni (combustione in periodo di divieto, mancata pulitura, pascolo, cambio di destinazione d’uso del suolo) per tutto il periodo previsto dalle norme
  • Attivazione degli Enti che hanno la responsabilità della pulizia delle aree perimetrali di pertinenza delle pubbliche amministrazioni, dei canali e altro.
  • Curare l’aggiornamento del catasto degli incendi (anche degli anni pregressiN. 353 del 21/11/2000 e smi e L.R. e Decreti nei diversi anni) con ufficio dedicato ad esso e tempestivo inserimento delle aree percorse dal fuoco per facile verifica da parte degli organi di polizia giudiziaria e a seguire, controllo del territorio e repressione di eventuali abusi. E’ indispensabile l’immediato censimento e la catastazione delle aree percorse da fuoco (Comuni) per l’applicazione immediata dei divieti di costruzione, di esercizio dell’attività venatoria, di pascolo ecc..
  • Effettuare un censimento delle aziende zootecniche e procedere ai relativi controlli
  • Effettuare il controllo delle varie forme di pascolo ed attuare forme di tolleranza zero per i pastori sprovvisti di autorizzazioni
  • Mettere in piedi un efficace sistema per una corretta gestione delle attività di decespugliamento e relativo smaltimento degli sfalci
  • Fare rispettare il divieto assoluto dell’abbruciamento delle stoppie come pratica agricola e applicazione del sistema sanzionatorio
  • Coinvolgere con un rapporto stretto e costante tutti gli attori interessati al problema: agricoltori, aziende, associazioni, …..
  1. Provvedimenti immediati di emergenza:

E’ necessario attivare una rete permanente di emergenza di centri di “coordinamento antincendio” che coinvolga le Prefetture, l’Assessorato Agricoltura e Foreste, l’Assessorato Territorio Ambiente, la Protezione Civile, Comuni che garantiscano in modo permanente il controllo stretto del territorio attraverso :

  • La regolare presenza di forze dell’ordine con l’utilizzo anche di pattuglie militari che dovranno sorvegliare le zone sensibili e a più alto rischio (riserve naturali, parchi, siti Natura 2000, aree demaniali, aree comunque percorse abitualmente dal fuoco), con mezzi fuoristrada ma anche con pattuglie appiedate.
  • Il monitoraggio delle zone sensibili con adeguati mezzi tecnologici quali elicotteri, droni, telecamere, sensori e quant’altro
  • L’invio di forze dell’ordine investigatrici in occasione di ogni incendio per supporto ed eventuali ricerche dei responsabili ma anche con funzione di deterrente

In caso di previsione di condizioni idonee per i criminali del cerino (ondate di caldo, venti medio – forti dai diversi quadranti) fare scattare un “allerta meteo” predisponendo la localizzazione diretta di maggiori mezzi ed uomini e predisponendo un dispositivo di controllo più stretto (blocchi stradali, appostamenti in punti strategici ecc.., anche come deterrente e comunque per  aumentare il rischio per i criminali.

  1. Ausilio degli Organi Nazionali dello Stato:

Si ritiene indispensabile la messa a punto di una costante operazione di intelligence e controllo del territorio utilizzando l’enorme potenziale costituito dalle caserme dei Carabinieri sparse nel suolo nazionale, ora che l’Arma ha inglobato anche il Corpo Forestale Nazionale

CONCLUSIONI

Anche se apparentemente le misure proposte di cui sopra potrebbero sembrare eccessive e molto  costose , riteniamo che occorre arrivare ad un drastico cambio di rotta per debellare questo ormai abituale, terribile e triste fenomeno. I costi economi ci della perdita di capitale naturale , dei servizi ecosistemici del benessere e della salute umana sono estremamente più onerosi come oggi è universalmente riconosciuto da tutti gli economisti mondiali e recepito nella svolta verde delle Nazioni Unite (Green deal Europeo)

Solo con misure drastiche ed eccezionali si può porre fine o comunque ridimenzionare questa criminale tendenza che negli anni sta diventando sempre più preoccupante.

Queste misure “dragoniane” avrebbero in ogni caso un effetto positivo sulla cittadinanza che, incoraggiata e rinfrancata potrebbe innescare un processo di partecipazione e collaborazione, veleno per i delinquenti.

Per quanti riguarda i costi, diventano irrisori se paragonabili ai danni diretti ed indotti che una generalizzata devastazione del territorio comporta.

WWF SICILIA

WWF: la diga Rosamarina, 100 milioni di metri cubi di alta ingegneria idraulica

Nell’ambito delle attività di conoscenza del territorio e delle grandi opere che utilizzano metodi naturali per produrre un servizio pubblico, il WWF Sicilia Nord Occidentale ha organizzato una visita guidata sabato 5 ottobre 2019 presso la grande Diga Rosamarina in territorio di Caccamo, provincia di Palermo.

Per motivi di sicurezza la visita è stata riservata ai soci in buone condizioni fisiche e senza particolari problemi di vertigini o claustrofobici. 

Il gruppo coordinato dal Presidente Pietro Ciulla e dal Prof. Carmelo Nasello (Università di Palermo) è stato guidato dal tecnico dell’impianto Sig. Leonardo Geraci e autorizzato dal Dott. Ing. Marco Bonvissuto, funzionario dell’assessorato regionale energia, dipartimento acqua e rifiuti, Infrastrutture per le acque. 

All’Ing. Bonvissuto e al Sig. Geraci vanno i ringraziamenti del Presidente Ciulla e del gruppo che ha partecipato con attenzione e partecipazione all’interessante e formativa visita alla grande diga Rosamarina, la terza per grandezza in Sicilia e prima in Europa per tipologia impiantistica ovvero del tipo strutturale ad arco-gravità. 

Il complesso della diga di Rosamarina rientra nel sistema di impianti rivolto a soddisfare la domanda di consumi idrici per gli usi civili, agricoli ed industriali del palermitano.

Il bacino, determinato dallo sbarramento del fiume San Leonardo, presenta un’estensione pari a 500 Kmq. Con una capienza massima a pieno regime di 100 milioni di mc.

Attualmente, dai dati acquisiti a seguito della visita, la diga contiene quasi 60 milioni di Mc di acqua.

NOTE TECNICHE

La diga sbarra il corso del fiume San Leonardo a circa 6 Km. dalla foce con la sezione di sbarramento delle acque posta a quota 90 metri sul livello del mare.

Lo sbarramento posto all’ingresso di una stretta gola entro le formazioni calcaree appartenenti ai rilievi montuosi circostanti e formati da calcari dolomitici intensamente fratturati, marne, calcari e scisti con spessore di circa 30 metri.

I terreni dell’area dell’invaso sono costituiti da depositi argillosi in contatto con le formazioni calcaree rese impermeabili con opportuni trattamenti.

La diga è in muratura di calcestruzzo, del tipo strutturale ad arco-gravità, che raggiunge un’altezza massima di 93 metri e con uno sviluppo in lunghezza al coronamento superiore pari a 200 metri.

Il progetto dello sbarramento del fiume San Leonardo alla stretta di Rosamarina venne approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel luglio 1969 e venne finanziato dall’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana che ne affidò la realizzazione in concessione all’Ente di Sviluppo Agricolo.

I lavori vennero appaltati nel 1972 dall’impresa Astaldi che li iniziò nell’ottobre dello stesso anno.

Ultimati i lavori di costruzione della diga ed eseguiti ulteriori e successivi interventi di sigillatura dei giunti costruttivi con impiego di malte cementizie additivate, l’impianto è stato avviato verso gli invasi sperimentali.

I primi invasi del serbatoio vennero eseguiti nel corso degli anni 1994 e 1995 e per altezza di ritenute limitate, prevalentemente per testare il corretto comportamento dello sbarramento in termini di tenuta idraulica.

La prima autorizzazione all’invaso concessa dall’allora Servizio Nazionale Dighe intervenne solo nel gennaio 2001 con la quale venne temporaneamente assentito il raggiungimento della quota di 133,00 metri s.l.m. al quale corrispondeva un volume di invaso di appena 8,00 Mmc.

L’ultima autorizzazione rilasciata nel maggio 2004 e tutt’oggi vigente, consente il raggiungimento della quota di 165,00 metri s.l.m. cui corrisponde un volume di invaso di 81,5 Mmc. A fronte della quota di massima regolazione di 169,50 metri s.l.m.

Il livello autorizzato è stato ai fini pratici già raggiunto nel mese di maggio 2004 allorquando si è registrata la quota di 164,93 metri s.l.m. – la massima sin qui raggiunta.

Le acque dell’invaso hanno una utilizzazione irrigua per i comprensori della fascia costiera tra Palermo e Cefalù ed idropotabile per la città di Palermo.

Tutto il lago è costeggiato da una strada sterrata abbastanza dissestata, ma comunque percorribile.

Il bacino di Rosamarina conta ben 16 Km. di sponde ed oltre 100 metri di profondità in prossimità della diga.

Caratteristiche della diga :

  • Tipo arco gravità
  • Quota del coronamento 176,00 m.
  • Spessore al coronamento 5,00 m.
  • Spessore alla base 41,90 m.
  • Sviluppo al coronamento 200,33 m.
  • Altezza max. 93,00 m.
  • Quota invaso normale 169,50 m.
  • Quota max. invaso 175,00 m.
  • Superficie bacino imbrifero 462,20 Kmq.
  • Capacità alla quota di max. regolazione 100,00 Mmc.

WWF : visita guidata alla diga Rosamarina a Caccamo

Il WWF Sicilia Nord Occidentale organizza abitualmente visite presso siti naturalisticamente importanti come i monti della nostra Sicilia Occidentale, i fiumi e i tratti di costa, gli ambienti montuosi e marini delle Isole minori.

Altra attività importante è quella relativa alle visite ai manufatti che “usando” la natura forniscono materia, energia e servizi necessari alla vita dei residenti (acquedotti, depuratori, sorgenti di captazione acqua, potabilizzatori e dighe).

Lo scopo è quello di cercare le compatibilità fra le opere necessarie alla vita dell’uomo nelle zone antropizzate e la salvaguardia dell’ambiente naturale o quantomeno la cura di un impatto ambientale minimo possibile.

Con questo spirito abbiamo chiesto al Dipartimento Regionale delle Acque e dei Rifiuti di potere accedere e visitare la diga Rosamarina a Caccamo, importante opera idraulica e tecnica, nonché indispensabile opera per l’approvvigionamento idrico di Palermo.

La visita è fissata per Sabato 5 Ottobre 2019, di mattina.

Ci inoltreremo dentro la diga attraverso cunicoli e scale in ferro “a petto” per cui occorre una certa preparazione fisica per potere agevolmente salire e scendere da questa tipologia di scala, che comunque è del tutto sicura perché dotata di dispositivi di protezione anticaduta, ma ci sono da salire e scendere una gran quantità di scalini (la diga è profonda all’incirca 100 m).

Data l’altezza (profondità) non bisogna soffrire di vertigini e occorre inoltre essere immuni da crisi di claustrofobia perché si attraverseranno stretti e profondi cunicoli.

Il numero di visitatori è ristretto a 20 persone per cui stiamo dando la precedenza ai soci e se poi resta posto amplieremo la possibilità ad altri.

Per la prenotazione contattate Pietro Ciulla 338.1864718 direttamente o tramite whatsapp, entro domani sera Mercoledì 2 Ottobre.

Per i dettagli, una volta definito il gruppo ci aggiorneremo, probabilmente creeremo una chat whatsapp per nostra maggiore comodità operativa.