WWF a Favignana: 17 marzo Trekking, Natura #PlasticFree e visita al Centro Tartarughe

Domenica 17 marzo 2019 evento a Favignana, escursione sul Monte Santa Caterina, visita al Centro Tartarughe e evento WWF Natura #PlasticFree !

Partner dell’evento:

Isole Egadi – Comune di Favignana
Area Marina Protetta Isole Egadi
Centro di Primo Soccorso per tartarughe marine AMP Isole Egadi
WWF SUB (Save UnderWater Biodiversity) https://sub.wwf.it

Referente escursione: Giorgio De Simone  331 603 1490 

Referente evento #PlasticFree: Lino Campanella 324 834 3170

Riferimento per gli appuntamenti: Pietro Ciulla 338 186 4718

Difficoltà: facile, Leggera faticosità all’andata, per percorso costantemente in salita.

Lunghezza del percorso: 6 Km circa

Tipo di suolo: stradella, sentiero più o meno agevole

Tempo di percorrenza: 7 ore compreso le soste

Dislivello: 300 mt circa

Appuntamento: Parcheggio Giotto, lato via Giotto, Palermo ore 7.00 partenza ore 7.15. NON NECESSITA PRENOTAZIONE. PARTECIPA CHI SI PRESENTA ALL’APPUNTAMENTO.

Mezzi: per il raggiungimento del punto d’inizio dell’escursione useremo le auto private fino al porto di Trapani quindi la nave Siremar per Favignana. Al ritorno Aliscafo Liberty Lines.

L’ESCURSIONE SI EFFETTUA SOLO SE VERRANNO GARANTITE LE CORSE DI RITORNO

Spese di viaggio: Le spese di viaggio verranno condivise fra gli occupanti di ogni singola auto (Palermo-Trapani porto 6 euro circa a persona, 220 km a/r) 

Colazione: Al sacco, a carico di ogni partecipante (non dimenticare la provvista d’acqua) oppure possibilità di consumare pasto in loco dopo l’escursione.

Attrezzatura e Abbigliamento: Abbigliamento adatto alla stagione. Sono necessari scarponi da escursionismo senza i quali non si potrà partecipare all’escursione. Portare anche scarpe di ricambio per poterle indossare a fine escursione ed evitare così di sporcare l’auto nella quale si è ospiti. Consigliati bastoncini da trekking. Non è un percorso adatto ai cani.

Contributo: Non Soci 5 Euro – Soci 3 Euro. Il contributo comprende l’assicurazione contro infortuni.


Meteo Favignana

Descrizione, Programma e Costi:

Si parte dal parcheggio Giotto di Palermo puntualmente alle ore 7:15 per arrivare a Trapani Porto alle ore 8:30 circa, parcheggiate le auto (parcheggio gratuito la domenica) ci uniremo ad eventuali escursionisti arrivati da altre zone, quindi ci si imbarca nella nave SIREMAR per Favignana che parte alle ore 9:00 (costo andata € 10,72) .  Chi non arriva a prendere la nave può optare per il primo aliscafo disponibile (ore 9:40). Per il ritorno si utilizzerà il primo aliscafo disponibile (orari: 17:20/18/18:35 o 20:30, costo 10 euro circa).
RIEPILOGO COSTI: Oltre ai costi per il trasporto ricordiamo il contributo di 5 euro non soci o 3 euro soci assicurazione compresa. Chi fruisce del passaggio auto prevedere 6 euro per l’autista. Se non si porta la colazione al sacco prevedere i costi del pranzo. 

Arrivati al porto di Favignana partiremo per l’escursione al Monte Santa Caterina, la montagna più alta dell’Isola e raggiungeremo quota 314 mt salendo fino al Forte di Santa Caterina.

Questo edificio sovrasta l’Isola di Favignana ed è ben visibile già da Trapani e anche da Erice. In quasi tutte le foto panoramiche scattate a Favignana lui c’è, il Forte di Santa Caterina per alcuni impropriamente chiamato Castello. L’antico maniero, costruito sulla cima del Monte Santa Caterina, 310 mt di altezza, da cui prende il nome, ha una storia articolata come tutte le storie di Siciliana memoria. Conoscerne la storia però non è sufficiente, occorre visitarlo per comprenderla a fondo.  Nel IX secolo i Saraceni costruirono una torre di avvistamento, ma come al solito i Normanni una volta conquistato lo trasformarono in fortino, poi ampliato dall’allora Signore di Favignana Andrea Riccio nel XV secolo nella forma e dimensioni che vediamo ancora oggi. In epoca borbonica vi rinchiudevano i ribelli e successivamente fu utilizzato come presidio militare quindi successivamente abbandonato fino ad oggi.  

Visiteremo il forte dall’esterno (interno non praticabile, vietato accesso per problemi di sicurezza), quindi rientreremo al punto di partenza tramite un antichissimo sentiero forestale che parte dalla cima e prosegue verso Punta Campana poi scende per un vallone ricco di vegetazione a macchia mediterranea. Incontreremo resti di vecchie edificazioni, ormai ruderi e da questo punto osserveremo, se la giornata è tersa, uno spettacolare panorama su tutto l’arcipelago egadiano, che è anche la più grande Area Marina Protetta del Mediterraneo per estensione e un sito terrestre tutelato da Natura 2000 ZPS ITA010027 “Arcipelago delle Egadi – area marina e terrestre”.

DURANTE IL PERCORSO ESCURSIONISTICO RACCOGLIEREMO EVENTUALI RIFIUTI PLASTICI ADERENDO COME WWF ALLE INIZIATIVE DELLA CAMPAGNA NAZIONALE : “Natura #PlasticFree 2019”, questo evento ha anche lo scopo di promuovere il comportamento del Comune di Favignana e Isole Egadi come virtuoso in quanto dal 1° marzo sarà vietata la commercializzazione e quindi anche l’utilizzo di piatti, bicchieri, posate e shoppers in plastica. Il divieto è sancito nell’ordinanza sindacale numero 22 del 18 ottobre 2018.

Rientrati in paese visiteremo i nuovi locali dello Stabulario del Centro di Primo Soccorso delle Tartarughe Marine di Favignana (ingresso gratuito) sito all’interno della Tonnara Florio, chi vuole potrà visitare la Tonnara/Museo che è uno dei Musei più visitati di Sicilia (a pagamento).

Finita la visita saremo impegnati a raccogliere plastica presso l’antistante spiaggia della “Praia” che, insieme alla plastica raccolta durante l’escursione, verrà pesata e quindi differenziata per tipologia. 

Quindi a fine manifestazione apporremo, insieme alle autorità locali eventualmente intervenute, un pannello del WWF Sicilia Nord Occidentale nei pressi della Spiaggia che sensibilizza il cittadino o al turista sui danni della plastica in mare.

Il rientro a Palermo/Trapani è libero (ultimo aliscafo da Favignana a Trapani ore 20.30)

Organizzato da: WWF Sicilia Nord Occidentale 

Modalità di gestione delle escursioni: clicca qui

1) Per ogni escursione si chiederà a tutti i partecipanti un contributo aggiuntivo alla quota assicurativa. In pratica si chiederà ai soci un contributo aggiuntivo alla quota assicurativa pari a 1 €, pertanto l’importo complessivo per i soci sarà pari a 3 Euro (2 € per l’assicurazione, 1 € per il contributo aggiuntivo). Ai non soci si chiederà un contributo aggiuntivo alla quota assicurativa pari a 3 €, pertanto l’importo complessivo per non i soci sarà pari a 5 Euro (2 € per l’assicurazione, 3 € per il contributo aggiuntivo). Per i partecipanti età fino a 12 anni non è richiesto alcun contributo al WWF ma solamente la quota assicurativa di 2 €.
Occorrerà che i partecipanti diano i loro dati anagrafici se non già in possesso del WWF, questi serviranno per formalizzazione della copertura assicurativa.

Gli spostamenti verso il luogo d’inizio delle escursioni avverranno con le auto dei partecipanti che vorranno metterle a disposizione. Il WWF Sicilia Nord Occidentale non garantisce pertanto il trasferimento verso il luogo d’inizio dell’escursione ai partecipanti che non saranno riusciti a trovare un posto nelle auto disponibili.

Si cercherà di viaggiare a pieno carico di passeggeri per evitare inutili sprechi di carburante.

Il proprietario di ogni singola auto concorderà con i passeggeri ospitati l’entità del rimborso carburante dovutogli, quindi ogni partecipante avrà l’onere di un’ulteriore quota aggiuntiva “carburante” oltre il contributo al WWF e la quota assicurativa, da devolvere direttamente all’autista dell’auto in cui è ospitato. 

 

WWF: APPELLO ALLA MOBILITAZIONE #CAMBIAMOAGRICOLTURA

La PAC (Politica Agricola Comune) è oggi il principale strumento finanziario dell’Unione Europea a sostegno di un settore economico, ma dovrebbe in realtà essere molto di più.

La PAC 2014 – 2020 impegna il 38% delle risorse finanziarie dell’Unione Europa e questo imponente impegno di fondi pubblici viene giustificato dal ruolo ambientale e sociale dell’agricoltura. Gli agricoltori europei potrebbero in effetti essere protagonisti delle sfide globali e locali per uno sviluppo sostenibile, garantendo la sicurezza alimentare e contribuendo allo stesso tempo al contrasto dei cambiamenti climatici e ad arrestare la perdita della biodiversità. Purtroppo i fatti dimostrano che questo non avviene perché prevale ancora il modello di produzione agricola basata sull’uso massiccio della chimica di sintesi, sulle

produzioni intensive che inquinano l’acqua, il suolo e l’aria.

ECCO IL REPORT: verso la pac post 2020 cambiamoagricoltura

La PAC ha una grande responsabilità nell’impatto ambientale e sociale dell’agricoltura europea ed è ancora profondamente ingiusta per gli stessi agricoltori, premiando i più grossi e forti e penalizzando i piccoli e deboli.

Le coltivazioni e gli allevamenti intensivi concorrono a causare cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, deforestazioni, carenza d’acqua e inquinamento, sia all’interno dell’Unione Europea che nei paesi extracomunitari. La diffusione di grandi coltivazioni intensive per la produzione di cereali e soia importate dagli allevamenti europei costringe milioni di famiglie ad abbandonare le loro terre e ad emigrare. Le multinazionali e le grandi aziende prosperano mentre le piccole aziende agricole familiari soccombono o hanno difficoltà ad assicurare un reddito equo dignitoso.
Tutto questo accade perché agricoltori e allevatori che producono e distribuiscono cibo in modo sostenibile sono marginalizzati e penalizzati dalla PAC a favore delle aziende che producono esternalità negative per l’ambiente e la società.

Gli ultimi mesi del 2018 ed i primi sei mesi del 2019 saranno fondamentali per il futuro dell’agricoltura in Europa e in Italia: a Bruxelles è in corso il negoziato tra Commissione, Consiglio e Parlamento sulla riforma della PAC post 2020. L’obiettivo è l’approvazione del nuovo Regolamento UE per la PAC, prima delle elezioni europee 2019.

Il rischio che le decisioni sul futuro dell’agricoltura europea siano prese in modo strumentale all’interesse elettorale delle diverse forze politiche e per tutelare le potenti lobby agroindustriali, invece che nell’interesse generale dei cittadini e dei molti agricoltori autentici custodi del suolo, del clima, dell’acqua e della biodiversità, è già evidente nelle discussioni avviate negli ultimi mesi sulla riforma della PAC post 2020.

È quindi il momento di farsi sentire! Abbiamo bisogno di politiche che difendano gli interessi della gente, degli animali e dell’ambiente. Ecco perché nei prossimi mesi dobbiamo sentirci tutti coinvolti nel movimento di cittadini, vivace, variopinto e rumoroso che sta chiedendo ai decisori politici europei e nazionali di cambiare la PAC per una buona agricoltura.

#CambiamoAgricoltura è una grande iniziativa che vuole coinvolgere privati cittadini, associazioni, onlus, aziende agricole, GAS, altre organizzazioni ed individui di diversi settori economici e della società civile.

#CambiamoAgricoltura è già una ampia coalizione di Associazioni e movimenti che in Italia riunisce le Associazioni ambientaliste storiche e le Associazioni dell’agricoltura biologica e biodinamica. https://www.cambiamoagricoltura.it/chi-siamo/ e che lavora in rete con le altre Associazioni, movimenti e

coalizioni degli altri Stati europei, ricercando alleanze e creando sinergie per sostenere le stesse proposte e richieste per una vera riforma della PAC, più equa, pulita e giusta.

Noi siamo parte della soluzione: sempre più persone si preoccupano della provenienza e dei metodi di produzione del cibo, comprando prodotti stagionali, biologici e locali. Questo dimostra che un buon cibo e una buona agricoltura per tutti sono possibili, adesso e in futuro. E’ necessario per questo cambiare agricoltura con una nuova PAC.

Insieme è possibile: tutti possono contribuire ad un cambiamento radicale della PAC post 2020. È fondamentale dimostrare che esiste un ampio consenso per una vera riforma della PAC che garantisca davvero un maggiore sostegno agli agricoltori che producono cibo sano, che non inquinano il suolo, l’acqua e

l’aria e che conservano la Natura!

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: per questo nei prossimi mesi le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura inviteranno tutti i propri soci, volontari e simpatizzanti, alla mobilitazione per coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini in piccole azioni simboliche per fare tutti insieme lobby sui decisori politici europei e nazionali.

Si inizia con la partecipazione all’iniziativa europea CAPsnap promossa da un ampio raggruppamento di Associazioni che comprendono anche le organizzazioni europee che in Italia lavorano insieme nella Coalizione #CambiamoAgricoltura: https://www.goodfoodgoodfarming.eu/about-us/

COSA FARE
Trasformiamo le nostre pentole nel simbolo della lotta che stiamo portando avanti per cambiare l’agricoltura in Europa, per chiedere buon cibo e più natura nelle nostre aziende agricole.
Prendiamo una pentola, una padella, mestoli e forchettoni per scattare una foto per mandare un messaggio forte ai nostri decisori politici: siamo stanchi della Politica Agricola Comune attuale, che premia la cattiva agricoltura e penalizza i buoni agricoltori.

Scriviamo la nostra richiesta per la PAC del futuro. Dobbiamo raccogliere almeno 1.000 fotografie prima della prossima riunione dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea che si terrà a Bruxelles il 19 novembre prossimo, per mostrare ai responsabili della politica per l’agricoltura che siamo in tanti a chiedere un cambiamento sostenibile della PAC, più attenta agli interessi generali dei cittadini europei.

Dobbiamo catturare l’attenzione del nostro Ministro dell’agricoltura, Gian Marco Centinaio, inviandogli la nostra foto con la richiesta di una PAC post 2020 migliore dell’attuale.

TUTTO QUELLO CHE SERVE È:
• una pentola, padella, mestolo/cucchiaio, forchetta, per dare l’allarme…!
• un foglio di carta A4 con il vostro messaggio su cosa vi aspettate dalla PAC nella vostra lingua, dicendo “ Io/Noi voglio/vogliamo una PAC post 2020 … ”, seguito dal vostro nome e Paese con la sigla #CambiamoAgricoltura (potete utilizzare il format che trovate NELLE IMMAGINI SOPRA);
• Coinvolgere amici, familiari o semplicemente voi stessi per tenere pentole e foglio;
• Scattare una foto con il vostro cellulare o macchina fotografica digitale;
• Condividere la tua foto su Twitter, Instagram o Facebook con l’hashtag #CambiamoAgricoltura e #GoodFoodGoodFarming ed inviando un Twitter al Ministro Centinaio @giamma71 con la vostra richiesta per la riforma della PAC.
• Inviare la foto anche ai seguenti indirizzi email: photo@goodfoodgoodfarming.eu – cambiamoagricoltura@gmail.com

Tutte le foto condivise e inviate per la CAPsnap saranno pubblicate sui social e siti web ed utilizzate per i materiali della Campagna. L’album fotografico con tutte le foto raccolte dalle Associazioni aderenti nei vari paesi europei sarà consegnato ai Ministri dell’agricoltura europei alla vigilia del Consiglio del 19 novembre p.v. per chiedere una riforma sostenibile della PAC.

Urban Nature 2018: le proposte del WWF per la rivoluzione verde delle nostre città

In 50 anni nelle 14 “città metropolitane” il territorio urbanizzato è triplicato. Nei 111 capoluoghi di provincia il verde urbano rappresenta in media il 2,7% del territorio

Domenica 7 ottobre torna Urban Nature la festa della biodiversità in città del WWF (Evento centrale a Roma, Villa Borghese, appuntamento con giornalisti e troupe televisive alla Terrazza del Pincio dalle 11,30). 

C’è ancora molta strada da fare per una “rivoluzione verde” nelle nostre grandi aree urbanizzate. In uno screening realizzato dal WWF in occasione di Urban Nature, le amministrazioni comunali capofila delle 14 “Città Metropolitane” (CM), ammettono di avere difficoltà ad applicare la norma “Un albero per ogni bambino nato o adottato” (vista la scarsa disponibilità di aree pubbliche rispetto ai tassi di natalità) e di essere ancora in ritardo nell’integrare la pianificazione del verde nei propri strumenti urbanistici, ma puntano sul coinvolgimento della cittadinanza e degli sponsor privati per gestire o manutenere il patrimonio comune costituito dalle aree verdi e stanno predisponendo interventi innovativi per valorizzare la biodiversità urbana.

Queste, in sintesi, le conclusione dell’EcoCity Test promosso dal WWF a cui hanno risposto le amministrazioni comunali delle più importanti città italiane e che chiede, alla vigilia di URBAN NATURE 2018 (la manifestazione nazionale prevista domenica 7 ottobre con 100 eventi in 40 città), una rivoluzione verde basata su “Quattro impegni per il buon governo della natura urbana”, impegni necessari e urgenti per liberare, incrementare e qualificare la natura in città. Dagli anni 50 ad oggi l’edificazione nel territorio delle 14 Città metropolitane è più che triplicata (dal 3% al 10%) e sono stati convertiti ad usi urbani circa 3.500 chilometri quadrati di suoli liberi e naturali del territorio di loro competenza, un’area di poco inferiore all’intero territorio della Val d’Aosta (secondo le elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni collabora con l’associazione).

Il territorio di competenza delle 14 città metropolitane si estende complessivamente per 50.000 chilometri quadrati, interessando 1.300 comuni (il 16% del totale), dove vivono 21 milioni di abitanti. Sempre secondo le elaborazioni del gruppo di ricerca dell’università dell’Aquila, le aree urbanizzate negli anni ‘50 ammontavano a 1.500 chilometri quadrati, equivalenti ad un tasso di urbanizzazione del 3%, mentre 50 anni dopo nel territorio delle città metropolitane sono stati convertiti ad uso urbano circa 3.500 chilometri quadrati di suolo ad una velocità di 70 chilometri quadrati l’anno corrispondenti a 20 ettari al giorno.

Se invece ci si sofferma sui dati relativi al verde urbano, secondo i più recenti dati Istat (pubblicati nel 2016) si deve rilevare che il verde urbano rappresentava in media solo il 2,7% del territorio dei 111 capoluoghi di provincia. Ogni abitante ha a disposizione, in media, 31 metri quadrati di verde urbano, ma nella metà delle città italiane (per quasi 11 milioni di persone, il 60% della popolazione urbana) tale estensione è molto più contenuta (inferiore a 20 metri quadrati) e in 19 città (per 2,2 milioni di cittadini) non raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati obbligatori per legge.

Il WWF sulla base delle risposte all’EcoCity Test a cui hanno risposto gli assessorati competenti degli 11 Comuni più importanti delle 14 “città metropolitane” (Milano, Torino, Bologna, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Catania; mancano all’appello Genova, Reggio Calabria e Messina) chiede alle amministrazioni comunali delle grandi città “Quattro impegni per il buon governo della natura urbana”:

• Integrare gli strumenti urbanistici con una pianificazione del verde che individui e valorizzi la rete ecologica e i servizi ecosistemici forniti dalle aree urbane e le aree libere, utili e funzionali all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla gestione ecologica dei corsi d’acqua;

• Predisporre i censimenti del verde, quale strumento fondamentale per una corretta pianificazione, programmazione e progettazione delle nuove aree verdi o per la riqualificazione di quelle già esistenti;

• Migliorare la programmazione degli interventi predisposti o attuati per la messa a dimora di alberi per ognuno dei bambini nati o adottati nel territorio comunale, rendendoli coerenti con la pianificazione per la riqualificazione del verde e della rete ecologica urbana;

• Snellire la burocrazia e favorire l’affidamento degli spazi verdi alla società civile, anche con un maggior coinvolgimento degli uffici comunali competenti, favorendo la diffusione delle esperienze dei “giardini condivisi” e degli “orti sociali”.

Questi i primi passi della “rivoluzione verde” auspicata dal WWF.

L’ECOCITY TEST DEL WWF
Ecco le risposte delle amministrazioni dei Comuni più importanti d’Italia

Il WWF ha analizzato i risultati dell’Eco-City Test, lanciato dall’associazione nel luglio scorso, a cui hanno risposto gli assessorati competenti di 11 tra le più importanti città italiane (Milano, Torino, Bologna, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Catania), mancando all’appello Genova, Reggio Calabria e Messina.

Il questionario elaborato dal WWF, articolato in sole 4 domande e compilabile da un funzionario competente in non più di 20 minuti, ha visto i seguenti risultati.

• Alla domanda se nelle città sia applicata la norma che stabilisce sia piantato un albero per ogni bambino nato o adottato nel territorio comunale (ai sensi della c.d Legge Rutelli n. 113/1992, integrata e rilanciata legge n. 10/2013) – Tutte le amministrazioni rilevano le difficoltà di applicare la norma e di trovare, dati i tassi di natalità, spazi pubblici dove mettere a dimora gli alberi, senza una programmazione che abbia un certo respiro, anche se comunque ci sono attività consolidate di piantumazione, con il coinvolgimento anche della popolazione a Cagliari, Milano (con interventi anche nel parco Agricolo Sud), Palermo, Torino, Venezia (con un programma di rimboschimento di 220 ettari di territorio situati nelle aree periferiche).

• Alla domanda se le città abbiano un proprio Regolamento del Verde o abbiano predisposto e approvato un vero e proprio Piano del Verde (come previsto dalla legge n. 10/2013) – 7 Comuni su 11 interpellati hanno dichiarato di avere un Regolamenti del Verde, tranne Firenze, che dichiara di avere un regolamento sulle “alberature”, Catania e Roma che lo stanno per adottare e Napoli che non lo ha e ancora non lo sta predisponendo. Mentre, per quanto riguarda i Piani del Verde: Milano ha approvato un nuovo regolamento nel 2017 con forti contenuti pianificatori e altre amministrazioni quali Bari, Bologna, Cagliari, Torino hanno redatto delle bozze o hanno avviato l’iter per approvarli.

• Alla domanda se i Comuni abbiano dei regolamenti per l’affidamento ai cittadini o comunque alla società civile di spazi verdi (giardini condivisi, seguendo l’esempio di Parigi, o anche orti urbani) – Tutte le 11 amministrazioni comunali rispondono positivamente: Bari ha un regolamento per affidare gli orti urbani ad associazioni; Bologna è stata la prima amministrazione in Italia a promuovere “patti di collaborazione” per la gestione del verde pubblico; Milano, a partire dal 2012, ha fatto avvisi pubblici per la ricerca di sponsorizzazioni/collaborazioni tecniche per la riqualificazione e manutenzione delle aree pubbliche cittadine; Roma dedica attenzione alla rete degli orti urbani e agli orti scolastici e Torino affida a persone fisiche o giuridiche la manutenzione di piccole aree verdi; Catania, Cagliari, Firenze, Napoli, Palermo, Venezia hanno regolamenti per l’affidamento della gestione o della manutenzione, senza fini di lucro, degli spazi del verde pubblico a soggetti pubblici e privati (imprese o cittadini).

• Alla domanda se i Comuni intervengono con misure più avanzate per la gestione ecologica degli spazi urbani, migliorando la biodiversità e la sostenibilità urbana – Molte sono le iniziative rilevanti, nell’ordine per interesse: Cagliari interviene nelle aree verdi e nei parchi che circondano la città valorizzando la biodiversità anche grazie alla creazione di corridoi ecologici; Firenze ha inserito i corridoi ecologici nella pianificazione urbanistica; Milano aderisce e ha aderito a numerosi progetti per la realizzazione di infrastrutture verdi, primo tra tutti ReLambro – Capitale Naturale; Torino ha avviato piani di gestione per le zone boschive e interventi sul Colle della Maddalena e sulla Collina di Superga per migliorare la copertura boschiva e abbattere la CO2 Bologna non usa antiparassitari e pesticidi, né fertilizzanti chimici negli interventi di manutenzione del verde; Bari risponde che il Servizio Giardini applica i Criteri Ambientali Minimi.

Clicca QUI per la mappa dettagliata e aggiornata degli eventi di domenica 7/10

L’evento URBAN NATURE 2018 di Palermo è legato a Le Vie dei Tesori