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Biodiversità da proteggere: l’Ape scavatrice

L’ Halictus scabiosae (Ape scavatrice) è un insetto impollinatore di dimensioni medio-grandi, lungo addome con strisce giallastre. Le zampe sono gialle e le antenne sono interamente nere e ricurve all’apice. I maschi hanno le antenne più lunghe e l’addome di forma più affusolata rispetto alle femmine che hanno un aspetto più tozzo. I maschi hanno una fascia posteriore biancastra, mentre le femmine mostrano una peluria a bande beige-giallastre sull’addome.

Questa specie compie una o due generazioni all’anno a seconda delle condizioni climatiche, dell’altitudine e della latitudine dell’area di indagine. La prima generazione (covata) è costituita prevalentemente da femmine che si comportano da operaie; solo una piccola percentuale di questa prima progenie (5-10%) è formata da maschi. La seconda generazione, invece, è formata da femmine e maschi che hanno il compito di riprodursi.

In primavera, dopo avere svernato, le femmine cominciano a fare scorta di nettare e polline sui fiori per i propri nidi. Gallerie verticali vengono scavati nel terreno nel terreno, con un ingresso circolare circondato da un cono di terra, su pendii esposti a sud su suoli friabili o sabbiosi in aree senza vegetazione; spesso vengono utilizzati i nidi dell’anno precedente.

All’interno, in particolari celle ovoidali le larve si alimentano con una miscela di polline e nettare. Nidi di Ape scavatrice si rinvengono comunemente, non solo in ambienti naturali, ma anche in aree più o meno fortemente antropizzate.

I nidi potrebbero essere scambiati con formicai, dai quali si distinguono per la numerosità dei fori sul terreno e per la presenza delle api, in volo sopra i nidi i maschi, nei nidi le femmine.

Il comportamento dell’ape scavatrice è poco conosciuto, ma le osservazioni finora compiute suggeriscono che questa specie possiede un non trascurabile livello di socialità. Un recente studio ha dimostrato che, inizialmente, femmine diverse possano utilizzare lo stesso nido; fra queste quella di dimensioni maggiori assume il ruolo di regina e si dedica all’ovideposizione, mentre le altre femmine si comportano da operaie

Presso l’apertura di un nido comunitario, ospitante pertanto più femmine, è spesso visibile un individuo (la femmina regina o dominante) che si sporge con il capo dal foro di entrata, avente la funzione di “guardiano”; esso ha anche il compito di non permettere a predatori di entrare nel nido.

Quando dalla prima covata sfarfallano i nuovi individui, ovvero le figlie della regina, quest’ultima impedisce alle altre femmine, con le quali fino a quel momento aveva convissuto, di rientrare nel nido di origine. Queste ultime sono quindi costrette a fondare nuovi nidi per proprio conto, mentre le figlie della femmina dominante assumeranno il ruolo di operaie.

Foto sotto: panorama (Etna e in primo piano la croce sulla vetta di Cozzo Luminario) sentiero Piano Pomo, Piano Imperiale, dove sono state scattate le fotografie di questo articolo da Mimmo Valenti il 16 maggio 2022

Foto e testi: Mimmo Valenti