IL WWF dice no alle trivelle nel Canale di Sicilia

battaglie localiIL 19 DICEMBRE ORE 15,30 DINANZI A PALAZZO D’ORLEANS A PALERMO
Salviamo i “Banchi” del Canale di Sicilia

Il WWF Palermo partecipa alla manifestazione che avranno luogo il 19 c.m. ore 15,30 dinanzi a palazzo D’Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana, per dire con forza “No alle trivelle” per la ricerca del petrolio in Sicilia, così come vorrebbe l’articolo 38 del decreto legge Sblocca Italia, recentemente convertito in legge dal Parlamento.

Il presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando, nei giorni scorsi ha ribadito l’impegno dei comuni siciliani e la partecipazione al presidio di giorno 19, bollando le trivellazioni come “un assurdo atto di vandalismo che danneggia lo sviluppo sostenibile della nostra Isola”.
Inoltre il greggio che può essere estratto è poco e di dubbia qualità. Infatti, valutate le riserve certe censite dal ministero dello Sviluppo economico, potrebbe coprire il fabbisogno nazionale per soli 13 mesi”.

I sindaci chiedono al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di contrastare il provvedimento contenuto nell’art. 38 dello Sblocca Italia, impugnandolo davanti alla Corte costituzionale.

I “BANCHI” PATRIMONIO DELL’UMANITA’.

Far diventare i “Banchi” del Canale di Sicilia patrimonio dell’umanità per salvare un ecosistema unico al mondo contro le trivellazioni e un devastante parco eolico. È questa la sintesi dell’incontro di studio che si è svolto presso la sede della Soprintendenza del Mare, a Palermo, a cui hanno preso parte docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ambientaliste.

“I ‘Banchi’ sono ecosistemi di eccezionale valore ecologico e ambientale. Ma, a dispetto della loro importanza naturalistica, economica e culturale, sono oggetto d’iniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo, che minacciano l’integrità di questo delicato e importante ecosistema. Un’insensata corsa al cosiddetto oro nero, con le trivellazioni petrolifere in quel tratto di mare, mettono in pericolo zone di grande pregio marino esponendole al rischio d’inquinamento derivante dalle varie attività, sia durante la fase di ricerca che di sfruttamento, che produrrebbero danni di enorme portata per l’equilibrio ecosistemico dell’area e per l’integrità del suo patrimonio culturale”.

La comunità scientifica e le associazioni ambientaliste chiedono in un documento che venga opposto il vincolo di interesse europeo nell’area e inoltre di avviare un coinvolgimento dei paesi transfrontalieri interessati: Tunisia, Libia e Malta per un’azione più adeguata di tutela e salvaguardia.

Tra i firmatari del documento Franco Andaloro, Aurelio Angelini, Fabio Badalamenti, Michele Buffa, Stefano Donati, Giuseppe Giaccone, Antonio Mazzola, Giovanni Tumbiolo, Sebastiano Tusa, e per le Associazioni ambientaliste, Wwf, SiciliAntica, Legambiente, ItaliaNostra, Gruppi Ricerca Ecologica, oltre a diverse amministrazioni di comuni rivieraschi.

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