RIFIUTI: LA CRISI DELL’AMIA E LA REGIONE

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Il documento, a firma congiunta con Legambiente, del 12 dicembre 09 spedito al Presidente della Regione, ai gruppi parlamentari dell’ARS, all’ARRA, all’Amia, a diversi parlamentari. Esso analizza la crisi dell’AMIA e ne individua le cause affinchè si possa dare finalmente alla città di Palermo e a tutta la Sicilia una prospettiva di chiusura dell’emergenza in da tempo si dibatte.


Scarica il doc: AMIA_Regione_Emergenza_rifiuti_120909


icona_pandaLa drammatica crisi che sta vivendo la gestione dei rifiuti a Palermo, assurta all’onore delle cronache nazionali, è solo l’ultima di una lunga serie iniziata oltre due anni fa e che ha visto coinvolte a turno tutte le province siciliane. Queste crisi sono il frutto di due scelte sciagurate fatte dalla gestione Commissariale: la folle struttura degli ATO e il ruolo degli inceneritori.

La prima ha generato un struttura di sottogoverno irresponsabile e la creazione in pochi anni di un debito di 1000 milioni di euro. La mancanza di liquidità degli ATO oggi è la causa immediata delle crisi ricorrenti nella Regione: gli ATO spesso non possono pagare gli stipendi ai dipendenti e non possono acquistare attrezzature e mezzi, e non programmano investimenti. Per questo motivo le nostre associazioni hanno chiesto ripetutamente da oltre un anno che l’Assemblea si faccia carico di una riforma degli ATO per risolvere il grave problema finanziario che si è generato e disegnare ATO nuovi che abbiano dimensione, struttura e responsabilità conforme a quanto già avviene nelle regioni più virtuose.

Condizioni indispensabili sono:

• gli ATO abbiano solo funzioni di indirizzo strategico e di programmazione territoriale;
• i Comuni siano liberi di consorziarsi o meno con i loro vicini per organizzare la raccolta sul loro territorio e il trasporto agli impianti (piattaforme CONAI per il riciclo, impianti di selezione multi-materiale, impianti di compostaggio, discariche, impianti di trattamento meccanico-biologico, ecc.).

Il decreto del maggio 2008 del Presidente della Regione, poi bloccato dall’Assemblea, è un documento da cui partire.

Le seconda scelta, che prevedeva una impiantistica mostre con 34 impianti industriali di notevoli dimensioni, fra cui quattro mega-inceneritori per trattare il 100% dei rifiuti prodotti nell’isola, ha generato il convincimento che gli inceneritori avrebbero sostituito le discariche. Risultato oggi, dopo l’iter violento imposto al Piano dal Commissario con la conseguente opposizioni di cittadini, associazioni, sindacato, molti comuni e province, e dopo la bocciatura della Corte di giustizia UE:
• Nessun impianto del Piano è stato costruito;
• Costruiti solo cinque impianti di compostaggio, di cui due in funzione;
• Raccolta differenziata di pessima qualità e al 6%
• Discariche generalmente non rispondenti alle norme, perché non attrezzate a pre-trattare i rifiuti indifferenziati, e utilizzate per ricevere oltre il 90% dei rifiuti
• Penalità a carico dei comuni per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta
differenziata.

La crisi dell’AMIA si inquadra in questo contesto di irresponsabilità, accentuata dalla grave situazione occupazionale nella città e da un gestione scellerata dell’azienda di cui si sta occupando la magistratura. La crisi dell’AMIA ha quindi due aspetti: uno finanziario e un altro sociale: devono
essere risolti insieme.

Ma anche il nuovo management dell’AMIA dimostra mancanza di strategia e lungimiranza. Il Piano Industriale presentato per uscire dalla crisi affronta solo l’aspetto finanziario con la nota proposta di ricapitalizzazione senza apporto di liquidità e un incremento del costo dei servizi.

Manca la parte più importante :

• La ristrutturazione necessaria dell’azienda, che entro un anno dovrà misurarsi a gara ad evidenza pubblica per la gestione del servizio e che quindi non può farsi carico di un problema sociale che spetta alla collettività e non certo ad una azienda di servizi che deve essere sul mercato;
• Una strategia per rispettare l’obbligo di raggiungere in tutta la città il 65% di raccolta differenziata entro il 2012. Il Piano Industriale espone una convincente premessa che pone il rispetto degli obiettivi di R.D. e di qualità della raccolta come precondizione, ma non fa alcun cenno a come estendere a tutta la città l’organizzazione della R.D. dopo il suo avvio nei quartieri nord della città con il Progetto PALERMO DIFFERENZIA Espone invece diligentemente la necessità di finanziare gli investimenti a carico AMIA compresi nel vecchio Piano dei rifiuti regionale che il Governo sta per cambiare: il finanziamento per costruire le tre stazioni di trasferenza dei rifiuti di Carini Termini Imprese e Monreale al servizio del polo di Bellolampo, un impianto d compostaggio di dimensioni insufficienti per una raccolta al 65% ( 48.000 t/a contro le 140.000 t/a necessarie per garantire una R.D. del 65%), impianti per il pretrattamento dei rifiuti per 540.000 t/a (quindi per l’intera quantità dei rifiuti oggi conferiti in discarica senza tener conto di una pur modesta raccolta separata dell’umido per il successivo compostaggio). L’AMIA è già molto defilata dal progetto PALERMO DIFFERENZIA, finanziato dal Ministero dell’Ambiente con il contributo progettuale determinante del CONAI e gestito direttamente dal Prefetto, ed evidentemente l’estensione della raccolta porta a porta al resto della città non fa parte dei suoi Piani. Per ora, visto che il Piano varato dal Commissario nel 2003 non è stato formalmente revocato, ma sono state solo annullate le gare bocciate dalla UE, si progetta come se nulla fosse avvenuto negli ultimi due anni.

Anche la firma del decreto da parte del Presidente del Consiglio che consente l’utilizzo delle risorse del 2010 per tappare l’attuale buco serve solo ad allungare un’agonia che pare infinita. Nè tantomeno sembra una soluzione la ricapitalizzazione con la cessione di quote azionarie di altre municipalizzate che rischiano così di essere trascinate in fondo dall’AMIA.

Le nostre Associazioni chiedono al Governo e all’Assemblea un chiaro ed inequivocabile messaggio a favore della raccolta porta a porta in tutta la regione, sull’esempio degli ATO Belice Ambiente, Kalatambiente, Sogeir. Ci aspettiamo che anche il Comitato dei saggi nominato dal Presidente concluda con una forte raccomandazione in tal senso e presenti un Progetto concreto e dettagliato che non lasci ai decisori politici la più ampia facoltà di scelta senza supporto di analisi di convenienza economica , ambientale, sanitaria.

Come dimostrano le esperienze di tutta Italia i rifiuti non sono un problema ma una risorsa. La Sicilia è ancora in tempo per guadagnare il tempo perduto. Anche senza una riforma degli ATO i comuni, con l’aiuto dell’Agenzia, possono immediatamente e con poche risorse avviare la raccolta differenziata e in special modo il compostaggio, avviare una politica di riduzione dei rifiuti e incentivare con opportune tariffe la raccolta differenziata e il riciclaggio.

Fatta la riforma degli ATO, in pochi anni la regione potrà certamente raggiungere le percentuali previste dalla legge attualmente vigente in Italia arrivando ad una percentuale di R.D del 65%, così comes tanno facendo regioni come la Sardegna e come dimostra l’esempio di Salerno.

Ricordiamo che questo modello è meno costoso e meno inquinate di quello inceneritorista e da maggiore occupazione. Anche le tariffe puntuali si riducono come avvenuto nel Belice e altrove in Italia.
Per fare ciò è indispensabili ribadire che l’emergenza siciliana è di natura eminentemente finanziaria e che quindi per uscirne bisognerà risanare il sistema senza nominare Commissari Straordinari. Peraltro, in gran parte dei casi e come già avvenuto in Sicilia, questi sono i principali responsabili del disastro che poi vengono chiamati a risolvere.

IL TEMPO E’ SCADUTO – L’ASSEMBLEA E IL GOVERNO NON PRECIPITINO LA SICILIA IN UNA SITUAZIONE PEGGIORE DI QUELLA CAMPANA.

Palermo 17 dicembre 2009
Uff. stampa Legambiente Uff. stampa WWF
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