ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO - ETS

Una rete che funziona: cittadini, Guardia Costiera, WWF e veterinari insieme per salvare una Caretta caretta

Il recupero di una grande tartaruga marina in difficoltà nelle acque del Tirreno dimostra quanto la collaborazione tra cittadini, istituzioni, volontari e strutture scientifiche possa fare concretamente la differenza.

Una tartaruga marina Caretta caretta, un grande esemplare adulto in evidente difficoltà nelle acque del Tirreno, oggi ha una possibilità in più di tornare libera in mare.

Non grazie all’intervento di un singolo, ma grazie a una catena di persone, competenze e responsabilità diverse che ha funzionato, dal primo avvistamento fino all’arrivo presso il centro specializzato.

La storia comincia durante una navigazione verso le Isole Eolie.

A notare la tartaruga sono Alessandra Miccichè e Antonella Albino, a bordo di un’imbarcazione. Davanti a quell’animale in difficoltà avrebbero potuto proseguire il viaggio e limitarsi a una segnalazione.

Hanno scelto invece di fermarsi.

La tartaruga viene recuperata con attenzione e messa in sicurezza a bordo. A quel punto il comandante Gioacchino Ingoglia allerta immediatamente la Guardia Costiera e modifica la rotta dell’imbarcazione, dirigendosi verso il porto di Termini Imerese.

È il primo passaggio di una vera e propria staffetta del soccorso.

Dal mare al centro di recupero

Mentre l’imbarcazione raggiunge Termini Imerese, si attiva la rete che dovrà garantire alla tartaruga assistenza e cure.

Interviene il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera di Termini Imerese e viene contemporaneamente coinvolto il Progetto Tartarughe del WWF Italia.

Il nostro operatore Roberto D’Uscio, del Gruppo Operativo “Progetto Tartarughe” del WWF SIcilia Nord Occidentale, autorizzato dal ISPRA/MASE nell’ambito del progetto, raggiunge il porto e prende in consegna l’esemplare, provvedendo al successivo trasferimento presso il C.Re.Ta.M. dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “A. Mirri” di Palermo, dove la tartaruga può finalmente essere affidata alle cure del personale specializzato.

Anche l’ultimo anello della catena si rivela determinante: il personale dell’Istituto accoglie infatti la speciale paziente anche oltre il normale orario di lavoro, consentendo che le procedure di assistenza possano iniziare senza ulteriori ritardi.

Nessuno avrebbe potuto farcela da solo

È forse questo l’aspetto più importante della vicenda.

Le due cittadine che hanno avvistato la tartaruga non avrebbero potuto curarla.
La Guardia Costiera non avrebbe potuto individuarla senza la loro segnalazione.
Il volontario WWF non avrebbe potuto intervenire senza il coordinamento precedente.
E il soccorso non sarebbe stato completo senza una struttura veterinaria specializzata pronta a ricevere l’animale.

Ognuno ha fatto la propria parte. Ed è proprio l’unione di queste parti che ha trasformato un avvistamento in un salvataggio.

È un esempio concreto di come dovrebbe funzionare la tutela della fauna selvatica: cittadini attenti, istituzioni presenti, volontari preparati e strutture scientifiche capaci di lavorare insieme.

Non contrapposizione di ruoli, ma collaborazione.

Non protagonismi individuali, ma una rete nella quale ciascuno mette a disposizione ciò che può: un avvistamento, una deviazione di rotta, un mezzo, una competenza, alcune ore del proprio tempo, una professionalità.

Il nostro grazie a tutti gli anelli della catena

Il WWF Sicilia Nord Occidentale desidera quindi ringraziare Alessandra Miccichè e Antonella Albino, che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte; il comandante Gioacchino Ingoglia e l’equipaggio dell’imbarcazione; la Guardia Costiera di Termini Imerese; il nostro operatore Roberto D’Uscio e quanti hanno collaborato al trasferimento; il personale del C.Re.Ta.M. e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “A. Mirri” per la disponibilità e la professionalità dimostrate.

Adesso la parola passa alle cure.

E tutti facciamo il tifo perché questa grande Caretta caretta possa riprendersi e tornare presto a nuotare libera nel Mediterraneo.

Perché questa volta il lieto fine non dipenderà dal gesto di un eroe.

Dipenderà, come spesso accade nella tutela dell’ambiente, da una comunità che ha saputo fare squadra.


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