Un albero urbano, simbolo di resilienza in un paesaggio cittadino segnato dall’inquinamento. L’aura luminosa che lo circonda rappresenta la sua invisibile ma potente barriera protettiva: il microbioma.
Gli alleati invisibili: come i batteri degli alberi urbani “mangiano” lo smog
Un recente studio internazionale (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39588101/) ha svelato il ruolo cruciale del microbioma degli alberi — ovvero l’insieme di batteri e funghi che abitano la pianta — nella lotta contro l’inquinamento atmosferico urbano.
Questo studio ci spiega in modo entusiasmante perché gli alberi nelle nostre città sono molto più di un semplice elemento di arredo: sono dei veri e propri “filtri” naturali che ci aiutano a respirare meglio!
Quando pensiamo agli alberi in città, li immaginiamo come polmoni verdi che ci regalano ombra e ossigeno. Ma la scienza ha appena scoperto che il loro lavoro di pulizia dell’aria nasconde un segreto: non sono solo le foglie a filtrare l’inquinamento, ma un intero esercito microscopico che vive sopra e dentro di esse.
L’albero come “super-organismo”
Proprio come noi esseri umani abbiamo una flora batterica che ci aiuta a digerire e ci protegge, anche gli alberi ospitano miliardi di microrganismi. Questi batteri non sono ospiti passivi: collaborano con la pianta, aiutandola a crescere e, come dimostra questa ricerca, a eliminare sostanze tossiche.
Gli scienziati si sono concentrati su due habitat specifici dell’albero:
La fillosfera: ovvero la superficie delle foglie.

Una rappresentazione artistica e ingrandita della superficie di una foglia. La rete luminosa di batteri e funghi (Fillosfera) è mostrata mentre interagisce con le particelle scure degli inquinanti.
Il suolo delle cavità arboree (TCOS – Tree Cavity Organic Soil): quel terriccio organico che si accumula nei buchi dei tronchi degli alberi più vecchi.

Una cavità nel tronco di un albero, piena di terriccio organico (TCOS). La calda luce che ne emana simboleggia l’attività biologica del “biofiltro” naturale nascosto al suo interno.
L’ipotesi dei ricercatori era affascinante: questi batteri sono in grado di nutrirsi degli idrocarburi (i residui dei gas di scarico e dei combustibili fossili) che si depositano sulle piante?
L’esperimento: batteri mangia-smog
Per scoprirlo, il team ha condotto tre diversi esperimenti utilizzando tecniche avanzate, inclusa l’analisi del DNA:
- Caccia ai batteri sul Leccio: Hanno prelevato campioni dalle foglie di Leccio (Quercus ilex) in un parco urbano molto trafficato. Risultato? Hanno trovato batteri non solo capaci di stimolare la crescita della pianta, ma anche specializzati nel degradare idrocarburi nocivi come il naftalene.
- Il test sull’Edera: In serra, hanno cosparso foglie di edera (Hedera helix) con naftalene. Hanno scoperto che aggiungendo specifici batteri selezionati, la rimozione dell’inquinante accelerava. Tuttavia, col tempo, anche le piante non trattate sviluppavano naturalmente una popolazione di batteri capace di “mangiare” l’inquinante, dimostrando che la natura tende ad adattarsi per risolvere il problema.
- Il tesoro nei tronchi: Hanno analizzato il terriccio che si forma nelle cavità dei grandi alberi storici. Si è scoperto che questo materiale è un ambiente unico, ricchissimo di biodiversità e con un potenziale enorme per degradare gli inquinanti che si accumulano negli anni.
Perché questa scoperta è importante?
Questo studio ci dice che quando piantiamo un albero in città, non stiamo installando solo un oggetto di arredo urbano, ma un complesso sistema vivente.
Le implicazioni per il futuro delle nostre città sono notevoli. In particolare per Palermo, dove le amministrazioni comunali sin qui succedutesi non hanno preso nella dovuta considerazione le richieste e indicazioni dei cittadini, delle associazioni ambientalistiche e nemmeno dell’Europa, che pure ha dettato degli obiettivi di crescita del verde urbano e stanziato degli appositi fondi del PNRR, come denunciato dal WWF Sicilia Nord Occidentale con il Report WWF Gestione del Verde Comune Palermo
- Pianificazione urbana: Non basta scegliere l’albero giusto; bisogna preservare la sua biodiversità microscopica.
- Tutela degli alberi vetusti: Gli alberi vecchi e grandi, con le loro cavità piene di terriccio, sono bioreattori insostituibili che filtrano l’aria da decenni. Abbatterli significa perdere potenti alleati.
- Biorisanamento: In futuro potremmo sviluppare “probiotici per alberi” per potenziare la loro capacità di pulire l’aria dallo smog.
Gli alberi sono guardiani silenziosi della nostra salute, ma ora sappiamo che non agiscono da soli: hanno miliardi di piccoli aiutanti invisibili che lavorano per noi ogni giorno.

La visione del futuro: una città dove la natura è integrata in ogni aspetto, con aria pulita e un ambiente sano, grazie alla consapevolezza del ruolo vitale degli alberi e del loro microbioma.
Nota sullo studio e riferimenti accademici
Questo articolo si basa su una ricerca originale di alto livello scientifico pubblicata sulla rivista internazionale Frontiers in Microbiology nel 2024 (Titolo originale: “Microbiomes of urban trees: unveiling contributions to atmospheric pollution mitigation”).
https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2024.1470376/full
Lo studio è frutto di una collaborazione multidisciplinare tra diversi istituti di eccellenza, tra cui:
- Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra, Università degli Studi di Milano-Bicocca (Italia)
- Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie, Università degli Studi di Perugia (Italia)
- Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, Università degli Studi di Milano (Italia)
- INAIL, Dipartimento Innovazioni Tecnologiche (Roma, Italia)
- Centri di ricerca internazionali in Cile (Universidad Técnica Federico Santa María), Spagna (Universidad de Salamanca, CEBAS-CSIC) e Repubblica Ceca (Czech Academy of Sciences).












