Video prorompente del WWF: una tartaruga che nuota e finisce in trappola…nella plastica

Una tartaruga marina Caretta caretta nuota indisturbata nel mare, libera, mentre la melodia “Claire de Lune” di Debussy suona in sottofondo. La scena è idilliaca, poi il campo visivo si allarga, la tartaruga diventa sempre più piccola e l’osservatore si rende conto che in realtà la Caretta caretta sta nuotando dentro ad una bottiglia di plastica, che finirà per “schiacciarla” e, quindi, ucciderla.

Video su Youtube:

Con questo video*, ideato da Paolo Marcellini, il WWF Italia lancia un messaggio forte e importante: se non contrastiamo subito il terribile impatto dell’inquinamento da plastica in mare, le specie marine finiranno per nuotare e soffocare in un mare di plastica.

NOW OR NEVER, dobbiamo agire ora o sarà troppo tardi.

L’ultimo report WWF sull’inquinamento da plastica nel Mediterraneo ha rilevato che l’Italia è il maggiore produttore di manufatti in plastica dell’area mediterranea e il secondo più grande produttore di rifiuti: ne genera quasi 4 milioni di tonnellate l’anno e l’80% di questi proviene dall’industria degli imballaggi. Di questi, solo il 26% del totale di rifiuti prodotti viene riciclato e trasformato in materia secondaria, mentre il 60% viene avviato all’incenerimento o conferito in discarica.

Lo spot, realizzato in altre due versioni, una con due balenottere e l’altra con una manta, viene proiettato sugli schermi del Jova Beach Party, evento a cui partecipa anche il WWF Italia, con uno spazio dedicato e attività rivolte ad informare le persone sul problema dell’inquinamento da plastica in mare e sull’impatto che questo ha sulle specie che lo abitano, ma anche sull’uomo.

La scelta del WWF Italia di essere al Jova Beach Party deriva dall’urgenza di informare, sensibilizzare e mobilitare il maggior numero di persone possibile nel più breve tempo possibile nei confronti dell’emergenza plastica in mare, rispetto alla quale abbiamo pochissimo tempo per intervenire. Se non riusciremo ad affermare in breve tempo stili di vita più sostenibili, nel 2050 nei nostri mari potremo avere più plastica che pesci: piccoli gesti, se adottati da un grande numero di persone, possono davvero fare la differenza riducendo il nostro “peso” sulla natura.

*Crediti del video: Ideazione e regia: Paolo Marcellini-Executive Producer: Gino Pinetti e Carlo Giudice- Editing e Compositing: Barbara Cifali, Stripe -VFX /3D Artist: Samuele Roncaglia- Post Production: Stripe Film Milano


Scarica il video qui: http://www.wwfsicilianordoccidentale.it/wp-content/uploads/2019/07/videowwftarta.mp4


Il video sulla nostra Pagina Facebook da utilizzare anche come copertina nelle pagine:

ARPA: pubblicato report allarmante sulla situazione delle acque dei fiumi siciliani

Riceviamo e pubblichiamo da ARPA SICILIA

DISPONIBILI I RISULTATI DEL MONITORAGGIO E DELLA VALUTAZIONE DELLO STATO ECOLOGICO E CHIMICO DELLE ACQUE DEI FIUMI SICILIANI

Il monitoraggio ha indagato parametri ed indicatori ecologici, idrologici e chimico-fisici, necessari a valutare lo Stato Ecologico e Stato Chimico delle acque dei fiumi, valutazioni che consentono di definire lo Stato di Qualità oltre che le variazioni nel periodo 2011-2018.

L’intensa attività di monitoraggio nel periodo 2017-2018, possibile grazie ad una Convenzione tra ARPA Sicilia e il Dipartimento Regionale Acque e Rifiuti, ha integrato i monitoraggi svolti dal 2011 da ARPA Sicilia, consentendo all’Autorità di Bacino di disporre dei dati necessario al processo di revisione del Piano di Gestione del Distretto Idrografico della Sicilia (PdG) e all’individuazione delle misure di risanamento idonee e necessarie per i corpi idrici che non hanno raggiunto lo stato ecologico e/o chimico buono.

Il monitoraggio nel periodo 2011-2018 ha consentito la valutazione dello stato ecologico per 74 dei corpi idrici e per 81 dello stato chimico, pari rispettivamente al 50% e 55% dei corpi idrici monitorabili e non salati, oltre che l’individuazione dei vari parametri che hanno determinato il mancato raggiungimento di stato “buono” come previsto dalla normativa.
Per un ulteriore gruppo di corpi idrici intermittenti (ossia un corso d’acqua temporaneo con acqua in alveo per più di 8 mesi all’anno) è stato possibile valutare lo stato ecologico per un totale di 118 corpi idrici pari all’80% dei corpi idrici monitorabili e non salati.

I risultati complessivi mostrano che:

I corpi idrici con stato ecologico non buono rappresentano l’85% dei casi, nessun caso di stato elevato e soltanto il 15% con classe buono. Tale situazione è attribuibile principalmente ad elementi biologici, in particolare a macroinvertebrati e macrofite e nel caso dei fiumi perenni alla fauna ittica. I risultati mostrano come i corpi idrici con stato ecologico non buono, insistono, ad eccezione dei fiumi perenni, in zone dove è più alta la pressione antropica, considerazione che dovrebbe orientare le future programmazioni in materia di azioni di tutela del territorio.

Lo stato chimico, complessivamente migliore rispetto a quello biologico, risulta non buono soltanto nel 16% ed è attribuibile, nel 12% dei corpi idrici monitorati alla presenza di metalli quali nichel, mercurio, cadmio e piombo (inseriti nell’elenco delle sostanze prioritarie).

Scarica il report: RELAZIONE POA FIUMI SICILIA 

Già nel 2010 il WWF Italia nella campagna #LiberaFiumi pubblicava dati allarmanti soprattutto per il grave dissesto idrogeologico che ancora oggi non è risolto. Nel dossier del WWF è stato monitorato anche il fiume Oreto

Dossier WWF LiberaFiumi : Dossier WWF LiberaFiumi censimento maggio 2010

IL WWF dice no alle trivelle nel Canale di Sicilia

battaglie localiIL 19 DICEMBRE ORE 15,30 DINANZI A PALAZZO D’ORLEANS A PALERMO
Salviamo i “Banchi” del Canale di Sicilia

Il WWF Palermo partecipa alla manifestazione che avranno luogo il 19 c.m. ore 15,30 dinanzi a palazzo D’Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana, per dire con forza “No alle trivelle” per la ricerca del petrolio in Sicilia, così come vorrebbe l’articolo 38 del decreto legge Sblocca Italia, recentemente convertito in legge dal Parlamento.

Il presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando, nei giorni scorsi ha ribadito l’impegno dei comuni siciliani e la partecipazione al presidio di giorno 19, bollando le trivellazioni come “un assurdo atto di vandalismo che danneggia lo sviluppo sostenibile della nostra Isola”.
Inoltre il greggio che può essere estratto è poco e di dubbia qualità. Infatti, valutate le riserve certe censite dal ministero dello Sviluppo economico, potrebbe coprire il fabbisogno nazionale per soli 13 mesi”.

I sindaci chiedono al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di contrastare il provvedimento contenuto nell’art. 38 dello Sblocca Italia, impugnandolo davanti alla Corte costituzionale.

I “BANCHI” PATRIMONIO DELL’UMANITA’.

Far diventare i “Banchi” del Canale di Sicilia patrimonio dell’umanità per salvare un ecosistema unico al mondo contro le trivellazioni e un devastante parco eolico. È questa la sintesi dell’incontro di studio che si è svolto presso la sede della Soprintendenza del Mare, a Palermo, a cui hanno preso parte docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ambientaliste.

“I ‘Banchi’ sono ecosistemi di eccezionale valore ecologico e ambientale. Ma, a dispetto della loro importanza naturalistica, economica e culturale, sono oggetto d’iniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo, che minacciano l’integrità di questo delicato e importante ecosistema. Un’insensata corsa al cosiddetto oro nero, con le trivellazioni petrolifere in quel tratto di mare, mettono in pericolo zone di grande pregio marino esponendole al rischio d’inquinamento derivante dalle varie attività, sia durante la fase di ricerca che di sfruttamento, che produrrebbero danni di enorme portata per l’equilibrio ecosistemico dell’area e per l’integrità del suo patrimonio culturale”.

La comunità scientifica e le associazioni ambientaliste chiedono in un documento che venga opposto il vincolo di interesse europeo nell’area e inoltre di avviare un coinvolgimento dei paesi transfrontalieri interessati: Tunisia, Libia e Malta per un’azione più adeguata di tutela e salvaguardia.

Tra i firmatari del documento Franco Andaloro, Aurelio Angelini, Fabio Badalamenti, Michele Buffa, Stefano Donati, Giuseppe Giaccone, Antonio Mazzola, Giovanni Tumbiolo, Sebastiano Tusa, e per le Associazioni ambientaliste, Wwf, SiciliAntica, Legambiente, ItaliaNostra, Gruppi Ricerca Ecologica, oltre a diverse amministrazioni di comuni rivieraschi.